Ciò che resta.
Edizione speciale: il meglio dell’anno che se ne va e cosa ci aspetta.
Un’altra rotazione terrestre compiuta e so che le notifiche, la fretta e gli auguri ti stanno ingolfando il telefono. Non ti rubo tempo.
Questa è la puntata del best of. Nessun ospite, solo un’occasione per osservare gli spigoli di quest’anno e le verità scomode che abbiamo incontrato. Abbiamo cercato insieme, numero dopo numero, di togliere il superfluo e andare dritti al punto. Perché se c’è una cosa che ho imparato scrivendo People, like me è che non si cresce senza attraversare la durezza della vita.
Torno puntuale il 21 gennaio 2026, ma prima di lasciarti a quel che resta ho bisogno di chiederti un favore.
Voglio che People, like me nel 2026 sia ancora più essenziale. Per farlo, ho bisogno della tua voce. Rispondi a queste tre velocissime domande:
1. Quali tematiche ti piacerebbe che venissero affrontante con gli ospiti della newsletter? (risposta multipla)
2. Cosa può fare per te la newsletter "People, like me"?
3. Ci sono parti della newsletter che leggi poco o salti? (risposta multipla)
🫵🏻 CLICCA QUI PER RISPONDERE AL SONDAGGIO
Cinque cose che restano
(e che vale la pena portarsi nel 2026). Per ognuna ti lascio il link:
1. È più importante il gruppo o l’idea?
- Susy Galeone -
Tendiamo a innamorarci delle idee. Le difendiamo, le proteggiamo, le carichiamo di senso. Poi però arrivano le persone e con esse i conflitti, i bisogni diversi, le fragilità.
Con Susy ho capito che un’idea senza un gruppo sano resta sterile. Ma anche che un gruppo senza un’idea chiara si perde.
Il takeaway: «Il gruppo e il progetto devono crescere integrati e in caso di problemi interni, è l’obiettivo sociale che fa da perno.»
2. Che succede quando la vita cambia tutto?
- Rossella Pardi -
Ci prepariamo per anni a una versione di noi. Poi la vita decide di cambiare le carte senza avvisare.
Con Rossella è emerso un punto chiave: quando tutto cambia, non è solo ciò che fai a essere in discussione, ma chi pensavi di essere. Devi imparare a stare dentro una trasformazione che non hai scelto.
Il takeaway: «Quando la vita ti stravolge, devi lasciare andare la ricerca della perfezione e smettere di essere ciò che gli altri si aspettano.»
3. L’espressione autentica di sé stessi.
- Lorenzo Campese -
L’espressione non è un talento riservato a pochi, ma una vera e propria necessità. Spesso emerge dal disagio che ti porti dentro: più il mondo esterno ti rende infelice o ostile, più cerchi una voce attraverso cui liberarti.
Esprimersi è quindi un atto fisico, un ex-primere, ovvero “spremere fuori” ciò che si ha dentro. Per questo motivo, il corpo è il primo strumento espressivo: se sei contratto o non sei presente, le idee non riescono a uscire, ma restano incastrate.
Il takeaway: «Trovare una forma per esprimerti è una necessità vitale, non un optional creativo.»
4. Qual è il mistero della tua vita?
- Gabriel Pietro Marullo -
La vita non aspetta che la mente riesca a capire o a trovare spiegazioni logiche per ogni cosa. Il vero cammino di crescita si basa sul riconoscimento di sé, integrando tutte le parti che prima venivano giudicate scomode o incompatibili.
Il cuore evolve quando si frantuma. I momenti difficili, come la fine di una relazione o il crollo di una certezza, sono “iniziazioni” e “prove” necessarie. Se la mente entra in tilt cercando formule e risposte, il cuore, invece, può abbracciare anche ciò che non ha senso.
Il takeaway: «E se ci fosse una parte della tua vita che non va risolta, ma abitata?»
5. Chi decide qual è il modo giusto di fare le cose?
- Mikael Gargiulo -
Cresciamo immersi nella convinzione che esista un “modo giusto” di fare le cose. Mikael mi ha ricordato una cosa semplice e scomoda: le etichette servono a orientarsi senza farle diventare gabbie. La vita cresce quando provi, sbagli, cambi forma.
Se hai un’idea, provala, perché il mondo è pieno di virtuosi che non fanno niente; servono più persone che, pur essendo impacciate, ci provano.
Il takeaway: «Affronta quella cosa nuova come se stessi nascendo adesso. Se agisci come se fosse il tuo primo giorno di vita, non c’è nulla che ti condiziona.»
Il 2026 sarà un altro anno in cui affronteremo paure, convinzioni e auto-sabotaggi partendo dalle storie di persone comuni. Continueremo a cercare la semplicità, cogliendo il nucleo centrale delle questioni. Spero che tu possa continuare a riconoscerti nei racconti che emergeranno.
Grazie di esserci. Grazie per avermi accompagnato in questo percorso faticoso ma necessario.
Approfittiamone per un po’ di noia in queste vacanze.
Ci vediamo il 21 gennaio 2026.








